Davide Nicolo Lucio Dalla

Davide Nicolò

La punta di diamante, l'imprenditoria della riviera e la mucillagine.

a cura di Emanuele Zagor Treppiedi

Davide Nicolò quarantenne riminese, ora si definisce consulente artistico, rare relations, organizzatore e ufficio stampa e quando non dà una mano alla pescheria di famiglia si dedica ancora a qualche evento notturno. Il suo personaggio è nato proprio nella notte ed è stato anche grafico pubblicitario, direttore artistico, coordinatore della comunicazione e delle relazioni per moltissimi locali della riviera romagnola (poi anche di Milano, di Ibiza e di Parigi). Lo scrittore Pier Vittorio Tondelli lo definì uno che "é lontano dal mondo in cui vive, quanto può esserlo un chimico industriale da quelle casalinghe che usano il suo detersivo". Con lui è nato il Cocoricò ma il Cocco è solo una delle tante cose che ci racconta in questa intervista.

Come nelle migliori delle interviste iniziamo dall’inizio: chi sei e come ti sei avvicinato al mondo della notte?
Davide Nicolò: Non mi piace parlarmi addosso, ma se me lo chiedete… Per le discoteche sono diventato famoso grazie al lancio e all’apertura nel ‘90 del Cocoricò e al periodo antecedente quando ero al Byblos, poi sono venuti, il Paradiso e il Pineta con cui ho collaborato fino a poco più di due anni fa. Poi il Fura a Desenzano, il Fitzcarraldo, lo Yab e il Meccanò a Firenze e i locali internzionali, a Ibiza ho collaborato con gli staff dello Space, del DC 10, del Pacha, e nel '98 e '99 con il Buddha Bar di Parigi. Poi sono diventato famoso per aver curato l’immagine e la comunicazione di dj e personaggi famosi. Faccio il grafico pubblicitario, il giornalista e il consulente d’immagine, basta mettere il mio nome su google e troverete il resto o i dettagli.

 

Quali sono stati i tuoi inizi, che mansioni avevi e cosa facevi nei primi locali in cui hai lavorato?
D.N.: Nei primissimi ero solamente un curioso osservatore e cliente. Avevo 16 anni e già a 17 lavoravo come ideatore di feste e grafico per l’immagine pubblicitaria. Dai 18 direttore artistico (direi un mestiere inventato da me, prima c’erano solo i proprietari, i direttori e i barman) oltre a quello che facevo già mi occupavo di promuovere le serate tramite la stampa, la comunicazione in generale, le relazioni pubbliche, selezionare artisti e spettacoli da proporre... Nell’ordine ho lavorato per Lady Godiva, Insomnia (quella di Cattolica), Ripa Discoscesa, Cellophane, Peter Pan, Villa delle Rose, Byblos di Misano Adriatico, Lex Club, Embassy, Baia Imperiale, Paradiso, Cocoricò (1990-1991), Coconuts, Ecu, Betty Page, Pascià, Prince, Pineta... tutti questi in Riviera, senza contare gli altri locali in giro per l’italia, a Milano, Firenze, Desenzano, al Sud, nelle capitali d’Europa come Parigi o a Ibiza

Nell’ordine ho lavorato per Lady Godiva, Insomnia (quella di Cattolica), Ripa Discoscesa, Cellophane, Peter Pan, Villa delle Rose, Byblos di Misano Adriatico, Lex Club, Embassy, Baia Imperiale, Paradiso, Cocoricò, Coconuts, Ecu, Betty Page, Pascià, Prince, Pineta... tutti questi in Riviera, senza contare gli altri locali in giro per l’italia, a Milano, Firenze, Desenzano, al Sud, nelle capitali d’Europa come Parigi o a Ibiza.

Sei stato grafico, direttore artistico e pr, ma come si lavorara ai tempi? Oggi con internet e la tecnologia ci sembra tutto facile ma in quegli anni come e con che mezzi operavate?
D.N.:
Non solo grafico, direttore e pr, quello che a me piaceva di più erano le consulenze immagine per eventi e personaggi dello show business e forse, tra le altre cose, anche scrivere su riviste importanti e curare rapporti per star della consolle, come Claudio Coccoluto, Picotto, Alex Natale, Cirillo, Ricky Montanari, Daniele Baldelli, Tommy Vee, DB Boulevard e molti altri. Era tutta un’altra cosa, un altro mondo. Inoltre senza i computer realizzare la grafica era molto più duro, per confezionare un invito, un manifesto o una pagina di giornale ci volevano giorni, poi la stampa.... Gli inviti andavano spediti e assoldavamo un esercito di ragazzini che scrivevano buste, e leccavano francobolli, poi c’era chi si doveva prendere in carico una città o una provincia intera per andare ad imbucare personalmente le lettere in modo che arrivassero prima... e poi i costi! Ma questo relazionarsi vis-à-vis aveva i suoi frutti, un cliente era un amico, il personale aveva più polso sulla situazione rispetto a oggi.

 

Hai spaziato da situazioni più underground, a situazioni più “borghesi/patinate” come il Byblos, arrivando poi al Cocoricò fino al 1991. Prima del tuo arrivo chi lavorava al Cocoricò? Ci racconti le tue diverse tappe come operatore della notte nei diversi club della riviera? Come mai ad un certo punto decidevi di cambiare locale? Cosa ti portava ad essere così versatile e soprattutto ad avere sempre successo ovunque andavi? Quali sono le persone che ti hanno dato una mano nel tuo percorso lavorativo?
D.N.:
Sarebbe infinito elencare tutte le persone che hanno collaborato con me e a cui devo qualcosa. Qualcuno è anche diventato in seguito molto più famoso di me in altri campi, stilisti che da me facevano i cubisti o i performer, barman e bellerine che sono diventate personaggi della tv eccetera eccetera. Comunque sicuramente devo molto al Dott. Aldo Gennari del Byblos che all’inizio ha riposto totale fiducia in me, avevo 18 anni e mi lasciava dare sfogo alla fantasia. Io pensavo e lui mi dava la possibilità di realizzare le stramberie più folli per l’epoca come la festa "Il colore dei Dollari" del 1986 quando lanciammo per il locale dollari veri; tutto era possibile.

Byblos 10986, festa Il colore dei Dollari
Byblos 10986, festa Il colore dei Dollari

 

Poi Bruno Palazzi e Osvaldo Barbieri con il Cocoricò, non dimenticherò mai l’entusiasmo. A proposito: prima di me al Cocoricò non ci fu nessuno, io c’ero anche prima. Quando si chiamava Lex Club e venne chiuso perché era in amministrazione controllata, io ero il direttore artistico per conto del tribunale di Rimini e mi occupai anche dei loghi del nuovo locale ovvero di quello che dopo il Lex prese i nome di Cocoricò. Ci fu una sola serata senza di me, quella dell’inaugurazione il 15 Agosto 1989 con Big Laura (ora non c’è più), io me ne ero andato 15 giorni prima per inopportune considerazioni (che poi si rivelarono giuste). Al Cocco ho sempre collaborato anche da dietro alle quinte in quanto ero il direttore artistico della Baia Imperiale e del Byblos e in estate non potevo essere presente al Cocco. Quell'inaugurazione non andò bene, lo staff era inadeguato e ci furono dei problemi anche per altri motivi. Io mi occupai di rigenerare il Cocco alla sua vera inaugurazione del 9 Marzo 1990, una serata chiamata “La Punta di Diamante”. Da quel giorno la notte non sarebbe stata più la stessa.

Io mi occupai di rigenerare il Cocco alla sua vera inaugurazione del 9 Marzo 1990, una serata chiamata “La Punta di Diamante”. Da quel giorno la notte non sarebbe stata più la stessa.

Più di 7000 persone, per l’epoca era fantascienza, con “le armi” a disposizione, non si investiva in pubblicità. Poi ci furono le programmazioni successive, il Capodanno in diretta Rai, Il compleanno di Lucio Dalla e le registrazioni dei suoi video, stilisti come Jean Paul Gaultier e Moschino a divertirsi ogni notte! Poi arrivarono Loris Riccardi e altri, con cui poi ho continuato a relazionarmi e a collaborare. Fino all’apertura dell’ECU, poi, per anni fino al 2009, ho continuato a occuparmi di relazioni esterne e ufficio stampa. Nonché di creare il libro e la programmazione per i 18 anni del locale: "Cocodiciotto FRAME!", era il 2007.

 

Raccontaci le tue serate memorabili al Cocoricò, quelle realizzate grazie al tuo contributo e al tuo lavoro.
D.N.:
Le serate sono tantissime e non le ricordo tutte, posso dare particolare risalto a serate dove ho avuto ospiti speciali, nei diversi locali in cui ho lavorato, come Franco Battiato, Roberto d’Agostino, Jazzy B e Soul to Soul, Franco Moschino, Elio Fiorucci, Eva Robin’s, Jovanotti, Marco Ferreri, Tinto Brass e Dan e Dean Caten (Dsquared²), Federico Fellini...

soultosoul
Soul 2 Soul e Davide Nicolò

Ricordo di un pomeriggio al Cocoricò, ero in ufficio con Bruno Palazzi e mi arrivò una telefonata che preannunciava la visita del noto regista in un caldo pomeriggio di fine estate. Pensammo ad uno scherzo e invece lui con degli amici o conoscenti, Tonino Guerra e Maddalena (sua sorella) si materializzò. Cercavano locations particolari, forse per un film, poi non ci fece più sapere nulla fino a quando (mi hanno riferito, perché io purtroppo non c'ero) si presentò di nuovo una sera per fare un altro giretto tra la gente, non se ne accorse nessuno. Un’altra immagine più recente una sera che claudio Coccoluto si presentò con Fiorello Beppe che fece il vocalist gratis tutta la notte....
Una serata Pic Nic on Mars, con dei fantastici mostri volanti fatti di gomma piuma, le prime edizioni di Ritmo! le serate organizzate in collaborazione con la DMC dove si esibivano, in occasione di SIB e NightWave le star della discodance italiana, dai Black Box a Sima, Carolina Damas, Corona, F.P.I. Project, Double Dee, 49Ers, J.T.Company, Kim Mazelle, Alex Party, Digital Boy, Robert Miles...

 

 

Le prime serate con Cirillo, quelle con Red Ronnie, la Rai con “Il tesoro di Capodanno” (31 dicembre '90), Lucio Dalla per le registrazioni del Video di "Denis" e "Attenti al Lupo". Poi vennero le serate negli altri locali: I Marrs di Pump on the Volume alla Baia, Grace Jones, Kim Mazelle, Adeva, Denny Minogue al Byblos, (con Francesca Nesi e Francesco Sanavio), Barbara Tucker, Gloria Gaynor all'Ecu (tra l'altro feci anche una copertina per un remix di Alex Natale). Poi serate con super dj al Byblos, all'Ecu, al Paradiso, al Pineta, al Fura come Trevor Horn, Sven Vath, Pete Tong, Paul Oakenfold, Tony Humpries, Ralphi Rosario, Niky Siano, Jose Padilla, Dj Bruno, Ravin...

 

https://www.youtube.com/watch?v=gU45GqCLsmM

 

I M.A.R.R.S. di "Pump Up The Volume", unica data in italia. Poi ricordo serate fatte in altri locali altrettanto importanti, oltre al Byblos dove ho organizzato insieme a Francesca Nesi: Adeva, poi Grace Jones con Francesco Sanavio, Barbara Tucker, Danny Minogue, una serata con Gloria Gainor e una copertina di uno suo remake.

 

Quando vai via tu, cosa succede al Cocoricò? Chi ne prende in mano la gestione? Che strada prese il club?

Loris Riccardi, art directore del Cocoricò
Loris Riccardi

D.N.: Grandi rivoluzioni, investimenti fortissimi e le genialate di Loris Riccardi: un genio, una persona favolosa, in controtendenza assoluta, il locale era ben impostato, non per togliere nulla a nessuno ma se il Cocoricò nei primi tre anni non fosse stato quello che era, non si sarebbe potuto sobbarcare le trovate di Loris! Buone fondamenta e un marchio ormai consolidato che poteva solamente crescere ancora. Il locale era già una macchina da soldi con possibilità di resistere a tutto quello che si proponeva, anche in contrasto con benpensanti. Si poteva permettere anche di lasciare migliaia di giovani fuori pur avendo serate con costi proibitivi da mantenere, e i fatti a Loris e a Bruno diedero ragione! I carri armati, i buddha giganti, i computer, la musica sempre più innovativa, le super star della consolle, il privé Morphine con Nico Note ecc. Il Titilla c’era già anche con me! La pubblicità tabellare in magazine sacri come il Rolling Stone inglese, Dj Mag (quello inglese), The Face, Vogue, Panorama ecc.

 

Esiste un locale in cui ti sei sempre rifiutato di andare, sia come cliente che come lavoratore?
D.N.:
No assolutamente, frequentavo anche i locali di liscio magari il lunedì sera. Non stavo mai a casa, bisognava conoscere tutti, altrimenti come riempivi il tuo locale? C’era sempre una persona nuova e particolare da conoscere, un gestore che poi avrebbe avuto bisogno di te, un artista, un giornalista, un barman che un giorno avresti dovuto assumere. Ora infatti a causa delle overdose di relazioni ne ho la nausea e cerco di non andare mai in discoteca.

 

Quali sono stati secondo te i tre momenti che hanno segnato la storia della Riviera Romagnola
D.N.: Gli anni 60 e 70 come sviluppo turistico del divertimento di massa. La mucillagine e la scintilla dei primi locali che fecero tendenza e che prolificò per anni facendosi concorrenza leale e sistema (compreso le fiere, la tv e gli eventi)

Gli anni 60 e 70 come sviluppo turistico del divertimento di massa. La mucillagine e la scintilla dei primi locali che fecero tendenza e che prolificò per anni facendosi concorrenza leale e sistema (compreso le fiere, la tv e gli eventi).

 

I personaggi che cominciarono a mettere in luce la nostra zona più di altri luoghi. In tutto questo hanno contribuito con un ruolo fondamentale i locali e i gestori illuminati come Bibi Ballandi e il Bandiera Gialla, Diego Abbatantuono e Mauro Varriale per il Lady Godiva, Gianni Fabbri e i suoi Paradiso, Pineta e Pascià, Bruno Palazzi del Cocoricò, Claudio Cecchetto e Radio Deejay all’Aquafan.

 

Ci racconti qualche aneddoto divertente che della tua carriera? Da incontri con vip o artisti, a serate che sulla carta erano un successo ma che poi sono stato un tremendo flop, passando per clienti bizzarri? Perché secondo te la riviera romagnola è diventata la sede di così tanti locali? Che dinamiche o situazioni, magari anche politico/sociali, hanno permesso questo?
D.N.:
Innanzitutto creatività in una zona turistica, città senza troppa cultura, forse la discendenza con Fellini la dice lunga. Voglia di divertirsi e vivere bene, comunicazione, simpatia, direi “savoir-vivre” e “physique du role” della gente, senso dell’ospitalità. Ci fu un momento in cui la Riviera era un po' come Cinecittà o l'Hollywood della dance, dj, ballerine, artisti in generale, vivevano tutti qui. Un po’ lo specchio di una metropoli artistica, dove si conoscevano tutti e così nacque la celebre canzone di Jovanotti "Gente della notte". In quel periodo avevano casa in Riviera anche Vasco Rossi, Jovanotti, Fiorello e tanti altri.

Uno che ricordo è stata un’intiervista per Caos Tv a Giorgio Armani, in occasione di una serata in un locale milanese per gli orologi G Shok (21 marzo 1998. Finì la batteria per il faro e lui continuò l’intervista con una candela. Una sera girai tutta la notte con Vasco Rossi al Paradiso, lo facevamo passare tutta la notte per il suo sosia e si divertì tantissimo. Un'altra volta ricordo una decina di ragazzi che volevano entrare gratis al Byblos e mi dissero che mi conoscevano benissimo, che erano venuti a scuola con me e che erano stati con me la sera prima a cena, che avevo un orologio con i brillanti nel cinturino e che il selector all’ingresso li avrebbe dovuti far entrare. Quella sera ero io all’ingresso e non li avevo mai visti prima!

 

Che cosa ha reso magici quegli anni?
D.N.:A me verrebbe da dire la mucillagine e imprenditori illuminati! Sincronizzazione di tante menti creative e folli come me, non c’ero soltanto io.

 

mucillagine
Riviera romagnola 1989

 

Ad un certo punto però qualcosa nel mondo della notte si è inceppato e tutto quel divertimento è pian piano scemato, iniziano a chiudere i locali ecc. Cos’è successo? Come mai non siamo riusciti a mantenere questo primato sull’intrattenimento?
D.N.: Innanzitutto le leggi e gli imprenditori sono cambiate e sono diventati restrittivi. Poi per fare business si è cominciato ad omologarsi. Uno faceva una cosa che funzionava e gli altri la copiavano, quindi sempre meno investimenti e sempre meno ricerca.

Che cosa è rimasto di quegli anni? Cosa ci portiamo dietro oggi?
D.N.: 
Poca roba, diciamo ricordi e basta! Per giunta era un’era in cui non esistevano ancora i social network e internet in alcuni casi, quindi pochi video e poche foto. Ma le “feste” di allora non torneranno più! Sembrava sempre di essere in un film come ne “Il grande Gatsby”, “Moulin Rouge” o “La dolce vita”. Forse visto che sono riminese rimangono i sogni felliniani, adesso mi viene in mente una grandissima festa dedicata al circo e a Fellini al Paradiso. Che serate!

Ma come si regola il resto del mondo "notturno": tu lavori a Ibiza, che per la costa romagnola rimane ancora mito ed esempio: lì che succede? E nel resto d'Europa? A Parigi dove hai lavorato ad esempio? E sulle altre spiagge italiane?
D.N.: In tutto il mondo esiste il bisogno di creare innovazione e rinnovare idee vecchie e leggi antiquate. Non penso nemmeno che ci stiano troppo a pensare, ma non si criticano mai le idee. Si cerca di metterle sul mercato, sperimentarle e vedere se portano novità, si testano dal vivo, non si guarda solo al profitto di alcuni ma dell’intera comunità. Il romagnolo, che per giunta era un bravo imprenditore del divertimento, si è visto portar via la bandiera di “primo della classe”, e fa di tutto per chiudere le possibilità che arrivano dall'esterno e, soprattutto, non ha più fiuto per la vera novità. Si provano a sperimentare formule che sembrano convenienti ma che non interessano il mercato. Non basta ad esempio volere una notte buona, alternativa alla notte trasgressiva e piena di caos, se la richiesta non è questa anzi bisogna fare in modo di venire incontro anche a questa richiesta, altrimenti i turisti la cercheranno altrove. Con questo non dico che in Romagna dovrebbe esserci più trasgressione, ma nemmeno nuotare a vuoto verso l'utopia di cose buone per forza. Rispetto a Ibiza, Cipro o anche Parigi qui manca soprattutto un turismo cosmopolita.

Oggi come vedi il mondo della notte italiana? Ci sono delle situazioni che hanno il potenziale di essere ricordate negli anni?
D.N.: Resiste ancora un Cocoricò (ha saputo aggiornarsi) anche se manca l’animazione e la regia di un tempo, si punta solo sulla tecnologia e sulle star della consolle (a suon di soldoni). Mi piacerebbero più fantasia e idee, diciamo: sogno. Non amo le situazioni glamour con i soliti vip seduti ai tavoli a sbocciare (magari gratis) e il pubblico in cerca di autografi e selfie. Amo le serate “free” semplici anche con un buon pubblico variegato e assolutamente non catalogato, intendo come dress-code o come target di pubblico (magari sulla spiaggia al tramonto). Da noi vengono organizzati eventi estemporanei del genere come al Bikini, al Bikibay (per giunta con organizzazioni capitanate dallo stesso Cocoricò).

Per i gestori delle discoteche il gioco vale ancora la candela?
D.N.: 
Ripeto, prima eravamo noi a inventare scenografie e personaggi, ora li importiamo. Così per guadagnare centomila euro se ne spendono ottantamila per invitare David Guetta o Bob Sinclair o chi per loro. E poi, per una discoteca come il Cocoricò che funziona, ce ne sono tante altre che devono chiudere, o che non se la passano molto bene.

prima eravamo noi a inventare scenografie e personaggi, ora li importiamo. Così per guadagnare centomila euro se ne spendono ottantamila per invitare David Guetta o Bob Sinclair o chi per loro. E poi, per una discoteca come il Cocoricò che funziona, ce ne sono tante altre che devono chiudere, o che non se la passano molto bene.

 

Si chiude perché la gente preferisce i locali sulla spiaggia?
D.N.: 
Non credo alle discoteche sulla battigia. E poi oggi chiude anche chi fa il pieno, colpa delle troppe leggi all’italiana. Regole restrittive sulla tassazione, ad esempio, che costringono i gestori a contrattualizzare baristi e addetti alla sicurezza per più ore di quanto realmente ne lavorino, contributi e simili per ballerini, scenografi, pr, organizzatori e lavoratori in genere che non hanno ancora un quadro preciso nell'organico retributivo e di tassazione della notte.

 

Vedi una soluzione?
D.N.: Non lo so, certo bisogna investire di più sulla promozione, su format nuovi, si è smarrito proprio il concetto di divertimento che non sono soltanto bere e il dj all’ultimo grido.
E poi il design: una volta l’innovazione partiva già nel come lo disegnavi un locale. Penso alla piramide del Cocoricò o alle sei colonne della Baia Imperiale, il lampadario del Pascià, le astronavi dell’Altromondo Studios, armonizzare il tutto con scenografie specifiche per notti evento, dove al pubblico è chiesto di partecipare attivamente, per esempio con un costume a tema.

Cocoricò 1994
Cocoricò 1994

Da lì toccherebbe ripartire, anche se so che non è facile, magari sarebbe buono incominciare a farsi sponsorizzare coerentemente da marchi. Oppure bisognerà che i cosiddetti "imprenditori della notte" imparino davvero a fare gli imprenditori e a diversificare, capire le tendenze, o semplicemente aggiornarsi. Forse molti si sono trovati in pieni anni 80, grazie alle circostanze favorevoli, con un "giocattolo" tra le mani troppo grande per loro, che poi si è rotto e non sono stati in capaci di aggiustarlo. Che gli imprenditori della notte non trovino più la loro identità è cosa risaputa e che le discoteche vivano una profonda crisi è già stato detto. Ristrutturazione e caraterizzazione sono la risposta. Forse qualcuno non sa nemmeno di cosa sto parlando. Le discoteche esisteranno sempre. E molte, ciclicamente, saranno sempre in crisi. È vero che esistono alti e bassi. Sicuramente oggi c'è voglia di natura, quindi di spiagge e parchi. Idee alternative alle solite discoteche fanno sempre gioco e oggi vincono. Ma quello che dà una discoteca è un prodotto diverso. A Ibiza le discoteche sono solo 5 e sono le stesse da 30 anni, tutti ne parlano e sono conosciute in tutto il mondo. I prezzi sono altissimi, e nessuno si lamenta, la trasgressione di cui si parla è molto controllata.

A Ibiza le discoteche sono solo 5 e sono le stesse da 30 anni, tutti ne parlano e sono conosciute in tutto il mondo. I prezzi sono altissimi, e nessuno si lamenta

Ma la pubblicità di Pacha, Privilege (il locale più grande del mondo) e Space, o addirittura Amnesia e il DC 10 sono nei tour operator di mezzo mondo e nei più autorevoli tabloid del pianeta, negli aeroporti di Londra, Parigi, New York ecc. Da Ibiza decollano in questi giorni qualcosa come 490 voli al giorno.

Oltre agli anni 60 di Buscaglione, Mina, Celentano ecc. la rinascita è arrivata con le mucillagini. Ci pensate se domani si spaccasse al largo di Rimini una di quelle petroliere vecchie che da Marghera transitano per il Mediterraneo? Questi sono problemi e nessuno ci pensa mai! Prevenire è sempre meglio che curare. E la repressione, soprattutto ai giovani non serve e non è educativa. È sempre stato cosi?

Ci spieghi meglio?
D.N.: Chi oggi viene in vacanza a Rimini, trova le stesse cose di vent’anni fa. A volte anche più invecchiate, e assolutamente non tenute in modo efficiente come allora.

promozione cocco teatro
La Gazzetta di Rimini, 5 luglio 1990 © Davide Nicolò

 
Cosa manca rispetto agli anni d'oro della Riviara?
D.N.: Mancano le idee, la spettacolarizzazione dell’evento. Una volta pagavi il biglietto per comprare un sogno, ora si riduce tutto a un mucchio di teste, numeri senza spettacolo. Non si costruisce più nulla. Inoltre oggi bisognerebbe lavorare di più sulla specificità, l'accoglienza, la precisione nell'offerta.

 
 
 

Nel tempo libero, quali sono i locali che frequenti con piacere?
D.N.: 
Più di tutto amo i party nelle grandi ville. Poi sicuramente i lounge bar nelle hall degli hotels, i teatri trasformati in disco bar, i locali arredati con pezzi vintage, qualche discoteca dal sapore originale, sia che sia di design o assolutamente underground. In Italia amo il Plastic a Milano, il Cocoricò a Riccione, il Tenax a Firenze, ma penso che il locale più folle e che amo resterà ancora per un po’ il DC10 a Ibiza, estate, pazzia, gente e musica travolgente. Odio i locali leccati e quelli copiati da altri che sono già arrivati al successo, quelli che non hanno niente di personale e ovviamente tutti i locali etnici, ne ho visti veramente troppi.

 

DC 10, Ibizs
DC 10, Ibiza

 

Chiudiamo con tre canzoni per te simboliche dalla Riviera
D.N.: La musica è importantissima per catalogare sensazioni, a volte più delle fotografie, almeno per me. Te ne cito almeno 4, se no non avrebbe senso, anzi 6! "The More I Get, The More I Want" di Teddy Pendergrass, il disco Byblos più bello di sempre! E "Slave to the rhythm" di Grace Jones, forse perché l’ho sentita cantare da lei dal vivo più volte, insieme a "Relax" dei FGTH, i due colossi degli anni 80 remixati da Trevor Horn (mitico dj e produttore mio ospite più volte nelle serate al Cocco e al Byblos). "Figli delle stelle" di Alan Sorrenti che alle 7 di mattina dava la buonanotte al Byblos (il dj era Massimino Lippoli) e soprattutto "Lovin' You" di Minnie Riperton nella versione remixata dagli ORB che veniva lanciata come ultimo disco (con sole alto sul pubblico) prima da Gianni Parrini e poi da Cirillo al Cocoricò dal 1990 al 1993. Adoro anche "Sueno Latino" di Carolina Damas e "Your Love" di Frankie Knuckles! Mi fa subito pensare a quegli anni e a quelle pazze notti d’estate...